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LA STORIA DEL PREMIO LETTERARIO
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Nell'immagine: Maria Corti con Indro Montanelli

Il primo in età è il mitico Bagutta, nato nel 1927 in una trattoria milanese; il secondo nasce su una spiaggia viareggina per opera di Leonida Répaci e poi lo Strega nel 1944 in piena guerra, inventato nel salotto dei Bellonci, i quali offrivano fette di torta fatta in casa agli “amici” della Domenica (poi assegnatari del Premio). E i Premi via via sono sorti come brillanti operazioni culturali e, almeno nelle intenzioni iniziali, sorti per "gli italiani - così affermava Garzanti - che leggono poco e con questi 'spettacoli' si vorrebbe farli leggere di più".

Il nostro Gandovere è arrivato un po' più tardi rispetto ai popolari Viareggio, Campiello, Bancarella e via dicendo; la prima idea sgorgò intorno al poeta Lento Goffi e all'ing. Filosi, presidente per molti anni della Fondazione, sostituito poi da Carla Boroni (per un settennio) e ora da Gianluigi Moniga e da un gruppo di ex allievi, oggi tutti personaggi di rilievo nel mondo dell'industria, dell'economia e della scuola, gli stessi che, diventati imprenditori, hanno sempre consentito, tramite finanziamenti, l'indipendenza del Premio dalle schiaccianti logiche di mercato delle case editrici. Pian piano il Premio, legato alla sua Fondazione crebbe “in grazia e bellezza”, aiutato dai soci (molti dei quali inseriti culturalmente, fisicamente e per motivi vari nella Franciacorta) assetati di buone letture, di pubbliche relazioni e d'autentica amicizia. 

Il primo anno (siamo nel 1981) la prolusione al Premio ebbe un incontro fra poeti del calibro di Giovanni Giudici, Giovanni Raboni e l'assegnazione venne riservata ad un'opera di narrativa, targata Garzanti, di Ottavio Cecchi dal titolo "Sopra il viaggio di un principe".  Le attività nel 1982 s'intensificarono ed il carnet degli incontri s'arricchì di nomi quali Giorgio Orelli, Luciano Erba, quindi il Premio, riservato ad un'opera di poesia, venne dato ad Antonio Porta con “L'aria della fine”. In contemporanea all'assegnazione del canonico Premio (che soleva alternare la prosa alla poesia) venne aggiunto nel 1983 un riconoscimento per la critica titolato alla memoria di Sergio Antonielli, che fu assegnato nei vari anni a Giovanna Rosa, Gianni Turchetta, Marina Zancan, Raffaella Rodondi, Marco Forti e ad Adriana Guarnieri.  Un ulteriore Premio Testimonianze si è voluto assegnare a personaggi particolarmente significativi del mondo culturale italiano, fra i quali ricordiamo Camilla Cederna, Mino Martinazzoli, Silvio Guarnieri, Goffredo Fofi, padre Ernesto Balducci, Cesare Segre, Renzo Zorzi, Enzo Biagi, Riccardo Muti, Indro Montanelli, Ermanno Olmi, Giorgio Bocca, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Emanuele Severino e Claudio Magris.

Ma significativo è da considerarsi l'occhio di riguardo che la Fondazione Gandovere ha prestato anche per gli esordienti premiando autori come Marco Borghesi per la sua Opera Prima.

Fra le ambite assegnazioni rammentiamo ancora il Premio assegnato a Giuseppe Pontiggia, Toti Scialoja, Giorgio Manganelli, Cesare Viviani, Giuseppe Bonura, Edoardo Sanguineti,  Attilio Bertolucci,  Mario Soldati, Emilio Tadini,  Lalla Romano, Paola Capriolo, Enrico Testa, Aldo Nove, Alessandro Boffa, Nelo Risi, Laura Pariani, Mario Rigoni Stern e Raffaello Baldini.

La giuria è attualmente composta da Folco Portinari, Vittorio Spinazzola, Giovanni Giudici, Armando Torno, Carla Boroni, Giorgio Barberi Squarotti, Cesare Lievi, Elena Loewenthal e, a rappresentare giuridicamente la Fondazione Gandovere, il presidente Gianluigi Moniga.


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